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La sentenza del TAR (non) decide

Postato da: Editore il 21 May 2010

Roulette

In Italia ogni giudizio, di qualsiasi tipo, porta con sé elementi di incertezza.

CITTATTIVA, come tutti ricorderete, ha presentato ricorso al TAR contro l’aumento della TARSU nel novembre 2008. Finalmente - grazie ai sempre velocissimi tempi della giustizia - è arrivata l’udienza sul merito. Il 20 aprile 2010 la terza sezione del TAR ha deciso - udite, udite! - di non decidere, e ci ha rimandati ad ottobre.

La nostra reazione non può che essere di serena attesa per quella che sarà la sentenza definitiva (che arriverà, appunto, solo ad ottobre), però da “cittadini” ci aspettavamo che la questione venisse prontamente risolta; speravamo che i ricorrenti e i santantonesi tutti, vessati da una tassa pesantissima, potessero avere una risposta univoca e immediata.

Esigenze di celerità a parte, rileviamo - con soddisfazione - che la richiesta dei giudici di ULTERIORI CHIARIMENTI avanzata al Comune di Aci Sant’Antonio, e la richiesta di una RELAZIONE sulla vicenda in questione da parte dell’Amministrazione Cutuli (entro 60 giorni) dimostra, senza alcun dubbio, che le nostre argomentazioni sono state considerate valide e fondate su solidi argomenti di diritto!

E’ chiaro che se non fosse stato così la questione sarebbe stata già conclusa a favore dell’Amministrazione santantonese.

Attendiamo fiduciosi e col fiato sospeso, sapendo quanto è difficile ottenere giustizia in Italia, mantenendo sempre la massima considerazione e la più salda fiducia nell’organo giudicante.

Per chiudere, ecco di seguito l’Ordinanza:

_______________________________________

N. 00269 / 2010 REG.ORD.COLL.

N. 03143 / 2008 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Terza)

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

Sul ricorso numero di registro generale 3143 del 2008

contro

Comune di Aci Sant’Antonio in persona del Sindaco P.T., rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Vitale, con domicilio eletto presso lo stesso avv. Antonio Vitale in Catania, corso Italia N. 226;

per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia,

della delibera del Sindaco del Comune di Aci Sant’Antonio n.81 del 24.9.2008 avente ad oggetto la determinazione delle tariffe TARSU anno 2008;

degli atti presupposti connessi e consequenziali.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Aci Sant’Antonio in Persona del Sindaco P.T.;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 20 aprile il dott. Maria Stella Boscarino e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto necessario ai fini della decisione acquisire dettagliata relazione dell’Amm.ne sulla vicenda di cui in ricorso ed ogni ulteriore chiarimento che il Comune ritenga utile, corredati da copia dei documenti rilevanti, ivi inclusi gli atti e le relazioni anche tecniche dell’istruttoria ed il Regolamento;

detti documenti dovranno essere trasmessi in triplice copia oltre l’originale entro il termine di giorni 60 dalla comunicazione in via amministrativa o notificazione a cura di parte della presente ordinanza;

l’ulteriore trattazione del ricorso viene rinviata all’udienza pubblica del giorno 13 ottobre 2010;

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia - Sezione staccata di Catania - Sezione Terza ordina al Sindaco del Comune di Aci Sant’Antonio gli incombenti di cui in motivazione entro i termini ivi indicati;

rinvia l’ulteriore trattazione del ricorso all’udienza pubblica del giorno 13 ottobre 2010.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 20 aprile 2010 con l’intervento dei Magistrati:

Calogero Ferlisi, Presidente

Alba Paola Puliatti, Consigliere

Maria Stella Boscarino, Primo Referendario, Estensore

            

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Strappiamo il bavaglio da Acireale

Postato da: Editore il 23 March 2010

Locandina Raiperunanotte Acireale 

Più volte siamo tornati sul tema della libertà di stampa, dei bavagli e dell’uso distorto dell’informazione. Adesso che ci troviamo di fronte il più limpido tentativo di tappare la bocca ai giornalisti non schierati con il potere, torniamo a parlarne.

Giovedì 25 marzo andrà in onda “Rai per una notte”: sarà su Current (il canale del premio nobel e vicepresidente degli Stati Uiniti Al Gore) e sul web, oltre che in numerose piazze e luoghi pubblici italiani. Uno di questi luoghi è il cinema “Margherita” di Acireale: il gruppo acese di “Liberacittadinanza” ci invita tutti a partecipare a quello che definiscono “un atto di disobbedienza civile e di solidarietà resistente per affermare il diritto costituzionale alla libera informazione”.

E’ bene ricordare che fra i diritti dell’uomo e i poteri dello Stato e della Magistratura, i padri costituzionali hanno inserito l’art. 21, e che la storia ha spinto i custodi delle leggi a creare numerosi articoli di legge che ricordano l’importanza di informare e di farsi informare (il codice deontologico dei giornalisti, nato dalla legge sulla privacy, si fonda sulla necessità della verità sostanziale dei fatti, che non può essere taciuta, non può rimanere nascosta e inascoltata).

Ecco l’articolo, per chi volesse rispolverarlo:

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Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

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Col tempo sono stati definiti i reati che la stampa può commettere, e nulla di quello che è stato scritto ha a che fare con le accuse ipocrite e balorde degli ultimi tempi. Per liberare la stampa dal bavaglio è bene seguirla dovunque. Anche ad Acireale.

            

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Se il Commissario fa il birbantello…

Postato da: Editore il 11 March 2010

Alt!

Da un po’ di tempo, oramai, pubblichiamo i resoconti dei Consigli Comunali grazie al consigliere di CITTATTIVA Giuseppe Micalizzi. Ad oggi ne contiamo ben 64, a partire dal primo dello scorso 2009. Vi ricordiamo che potete andarci cliccando su logo qui sotto:

Pulsante ”Consiglio Comunale in piccole dosi”

Che comunque trovate sempre sulla fascia qui a destra, in alto.

Ebbene: nell’ultimo Consiglio è successa una cosa che val la pena di rilanciare su un post. Leggete e commentate….

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Come da rinvio della scorsa seduta, alle ore 20.00 si apre il Consiglio Comunale. 

Dopo avere effettuato il controllo dei presenti e dichiarata la seduta valida, qualche consigliere, irrequieto, chiede la parola (nonostante il punto lasciato aperto la scorsa seduta) per evidenziare che questa mattina il Commissario ad Acta ha approvato il programma costruttivo presentato dalla cooperativa edilizia “Adriana 86” per la realizzazione di 152 alloggi di edilizia sociale.

Questa notizia ha chiaramente scatenato diversi interventi (portando all’abbandono dell’aula di un gruppo politico di Maggioranza), alcuni di chiaro sconcerto per l’atteggiamento di indifferenza che l’Amministrazione ha mostrato su questo argomento e per la solita non considerazione del Consiglio Comunale, tenuto all’oscuro di tutto. 

Si susseguono così diversi interventi che volgono alla conclusione di una chiara ed univoca volontà: rinviare il Consiglio a giorno 18 marzo 2010, alle ore 19.30, affinché tutti i gruppi di Maggioranza si confrontino tra loro e con l’Amministrazione tutta, per trovare il modo di come riparare a questo affronto!

 

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S.O.S. SAT!

Postato da: Editore il 11 February 2010

Vi raccontiamo una storia. 

La storia di un’impresa locale poco conosciuta in paese, ma nota in tutto il mondo. Vi raccontiamo la storia di una fabbrica efficiente, produttiva e autonoma che ha chiuso, ma continuerà a produrre all’estero. La storia di un legislatore scemo, di un imprenditore furbo, di una realtà produttiva straordinaria per il luogo in cui sorge e di 160 operai che vivono davanti ai cancelli di quella fabbrica.

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La SAT S.p.a. è una società che produce leadframes (strisce) per le industrie elettroniche, ed è ubicata ad Aci S. Antonio. Le leadframes costituiscono il supporto di base per la costruzione di transistor, circuiti integrati ed altri componenti elettronici, e sono realizzate attraverso un processo di tranciatura tramite stampi in carburo progettati e interamente realizzati in SAT.

La SAT S.p.a. è nata nel 1983, e ha iniziato la sua attività con la produzione di particolari meccanici per industrie automobilistiche quali Fiat, Marelli e Zanussi. A soli tre anni dalla fondazione, la SAT è stata omologata dalla Zecca Italiana per la produzione di tondelli per la monetazione in Italia e in altri paesi del mondo tra cui il Marocco, l’India e la Russia (tutte le piccole monete da 50 lire in circolazione in Italia sono state prodotte dalla SAT). Una crescita continua ha caratterizzato la società, fino al raggiungimento di 230 dipendenti, tutti altamente specializzati (le uniche società concorrenti erano individuabili in Giappone, ed una sola in Europa). La SAT S.p.A. esportava il 100% dell’intera produzione. Tra i principali clienti, i leader mondiali nella produzione di componenti elettronici. Nel 1999 è stata riconosciuta miglior fornitore mondiale della Philips.

La crisi della SAT è iniziata nel 2003 a causa di una richiesta, da parte di ST, di riduzione (30%) dei prezzi. A partire dal giugno 2007 e fino al dicembre dello stesso anno è stato attivato il contratto di solidarietà per tutti i dipendenti. Nel dicembre 2007 è stato siglato un accordo di incentivo all’esodo che ha portato l’azienda a ridursi fino alle attuali 160 unità. Alla fine del 2007 l’amministratore delegato Mario Paoluzi ha acquistato la quota azionaria dell’Ing. Puleio (anch’egli amministratore delegato) diventando Amministratore Unico. Dall’1 gennaio al 31 dicembre 2008 i lavoratori sono stati posti in cassa integrazione straordinaria al 50%. Dal marzo 2009 l’azienda è stata posta in liquidazione presentando una richiesta di ammissione al concordato preventivo. I lavoratori (160 unità) sono stati messi in cassa integrazione in deroga (dall’1 gennaio all’8 marzo 2009): attualmente sono in cassa integrazione straordinaria prevista fino all’8 marzo 2010.

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Questa è la storia della SAT, un’azienda che sorge sul nostro territorio, un’azienda che avrebbe potuto continuare ad essere fiore all’occhiello del settore produttivo locale e provinciale. La SAT ha goduto, a suo tempo, della legge 488 del 1992, strumento attraverso cui il Ministero delle Attività Produttive mette a disposizione delle imprese che intendano promuovere programmi di investimento, nelle aree cosiddette “depresse”, agevolazioni sotto forma di contributi in conto capitale (“a fondo perduto”). Trascorsi i cinque anni previsti, come vincolo, dalla disposizione legislativa, l’Amministratore Unico ha deciso di cambiare i suoi piani. L’azienda è stata chiusa grazie ad un concordato preventivo accettato dalle banche per un modestissimo 13% (a noi è concesso un “legittimo sospetto”?); molti dei macchinari valutati al ribasso sono stati venduti alla “Interplex industries”, azienda con cui già prima dell’istanza di ammissione al concordato preventivo la SAT aveva fatto accordi, secondo quanto più volte denunciato dagli stessi operai.

Ora: è lecito (perché la sciatteria complice e colpevole del legislatore lo consente) che un imprenditore insegua la massimizzazione del profitto trasferendo le produzioni in medio oriente, ma è ammissibile che 160 lavoratori altamente specializzati, dipendenti di un’ impresa che avrebbe potuto riqualificarsi, diversificare la produzione e affrontare la crisi, si ritrovino oggi sul lastrico?

E’ umanamente e socialmente accettabile che 160 famiglie - prevalentemente monoreddito - dal 5 marzo (scadenza della cassa integrazione) vengano lasciate sole?

In una situazione economica al collasso gli operai possono cercare un altro lavoro? Esiste un altro lavoro? Molti questa opportunità non l’avranno perché hanno dovuto iper-specializzarsi nella tranciatura fine, e non trovano sbocchi in altri settori. Magari qualcuno non ha avuto la fortuna o i mezzi per potersi laureare, magari qualcuno non è così in gamba da ricollocarsi; non è capace, è troppo avanti con l’età, forse ha una famiglia numerosa e non ha tempo per “riconvertirsi”. Ma che facciamo? Adottiamo una logica darwiniana dell’economia e abbandoniamo i più deboli e i più indifesi alla loro sorte?

La chiusura di un’azienda “sana” è un dramma civile ed economico: dobbiamo imparare ad indignarci per l’uso distorto della legge 488. E’ utile far capire che quello che succede ai lavoratori SAT oggi: domani potrebbe capitare a chiunque, anche se apparentemente ci si sente “al sicuro”, protetti dai titoli di studio, dalle scelte professionali. Una società è “un corpo”, e il corpo soffre per intero anche se si sente dolore in solo un alluce. Se non si cura la parte, prima o poi si ammala il tutto.

Associazioni e partiti di Acireale, Valverde e Aci Sant’Antonio in questi giorni si stanno mobilitando per sostenere, con la sola presenza, i lavoratori che presidiano h24 la fabbrica, in modo da non fare uscire i macchinari (unico loro bene). Forse sono dei Don Chisciotte, degli illusi, ma adesso sono lì accanto a loro. Se tutto il paese di Aci Sant’Antonio si mobilitasse la soluzione si troverebbe: lasciandoli da soli li condanniamo. La solidarietà non risolve, ma sicuramente AIUTA.

               

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O Tondi o Bettino!

Postato da: Editore il 21 January 2010

No, certe cose stanno sopra le istituzioni e le parole che queste pronunciano ritenendosi al di sopra - loro - del bene e del male. Perché se sappiamo che il male è male, niente può passarci sopra. E’ una consapevolezza che non si copre con un foglio bianco. Perché nessuno ricorda i fatti? Perché deve passare il principio del “tutti colpevoli - nessun colpevole”, cui segue la riabilitazione della “vittima sacrificale”?

Bettino Craxi è stato un criminale italiano, un ladro. Condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai e a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese. E se non fosse deceduto probabilmente sarebbero giunte altre condanne (Enimont, Enel, All Iberian…). Significa: soldi di cui si è appropriato illecitamente. Nessuno grida che era innocente, perché non-lo-era. E’ scappato, fuggito dalla certezza del carcere. Eppure lo si “riabilita”…

Ora: perché Napolitano ha provato a riabilitarlo? Perché? Perché ha calpestato la legge e i suoi principi? Cosa lo spinge a dipingere una falsa immagine, mentre l’Italia gli presta attenzione come è dovuto a chi ricopre la sua carica? Adulti, giovani e giovanissimi lo hanno ascoltato: cosa otterrà? Una riscrittura della storia? Come è possibile rimanere così morbidi mentre ci diciamo intenti a lottare la criminalità, dentro la quale la storia ha rinchiuso anche Bettino Craxi? A cosa serve forzare la storia, se non a danneggiare il presente e - soprattutto - il futuro?

Ce lo chiediamo nel momento in cui giunge anche a noi la lettera di Tondi Fortuna, che gira da parecchio tempo on-line. E’ stata postata sul blog come commento al primo post. Rivolta allo stesso Presidente della Repubblica che di fatto calpesta i fatti della storia del nostro paese nel tentativo di riabilitare un criminale, la lettera è firmata dalla donna che è diventata uno dei simboli della lotta alla criminalità in Campania. Eccola:

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Illustrissimo Presidente della Repubblica,mi chiamo Tondi Fortuna, sono una cittadina di Caivano, paese a Nord di Napoli. Le scrivo in preda ad un profondo stato di depressione e smarrimento, dovuto alle tristissime vicende di cronaca di cui purtroppo siamo stati vittime e protagonisti, io e la mia famiglia.Illustre Presidente, chi Le scrive è titolare di una piccola macelleria a conduzione familiare che da anni sostiene con modestia, ma anche con tanta dignità, la mia famiglia.Ma ora proprio non ce la faccio più.La microcriminalità ormai imperante nella nostra cittadina ci sta letteralmente ammazzando. Nell’agosto scorso, Illustre Presidente, un uomo a volto scoperto e a mano armata ha consumato la nona, e dico NONA, rapina nel mio negozio.Nove rapine in meno di otto anni. Nove rapine, e una vita che mi stanno distruggendo.Della mia storia, Egregio Presidente, si sono occupati i media nazionali e locali. Una storia di paura, angoscia e disperazione, iniziata otto anni fa, nel lontano 2000, con un furto che ci portò via prosciutti, salami e tutti gli altri prodotti di valore della nostra piccola attività, trascinando la mia famiglia nel vortice dei debiti, di cui ancora portiamo i segni sulla pelle.Ma quello non sarebbe stato l’unico prezzo da pagare alla criminalità.Ancora un dolore forte al petto mi stringe, quando penso ad una rapina subita sei anni fa: mia figlia Emma, incinta di sette mesi, con una pistola puntata alla tempia. Vedo ancora i suoi occhi terrorizzati, e provo la stessa stretta al cuore a ricordarlo.La stessa stretta che mi provoca il pensiero del mio primo figlio, Antonio, e delle pallottole che stavano per ammazzarlo in un’altra rapina, questa del 2005. E questa rapina me lo ha portato via, lontano, perché da quel giorno Antonio, terrorizzato da quella “quasi morte” , volle andar via. Ora vive a Modena. E’ un emigrante il mio unico figlio maschio, Signor Presidente.La stessa scelta che ha fatto la mia terzogenita Maria che, spinta dal marito impaurito, ha deciso di trasferirsi ad Arezzo, portando con se quei due splendidi nipotini che non mi vedo più girare intorno e crescere.A pensarci ho una grande rabbia dentro. Non bastavano i soldi e la merce , Signor Presidente. Dovevano portarmi via anche i miei figli, i miei nipotini, l’unica gioia in fondo, per una umile e modesta nonna di provincia.Dovrebbe conoscerli, Signor Presidente, i miei figli. Ragazzi perbene, tranquilli, che questo stato di cose sta trasformando in vittime. Mia figlia Anna, la più piccola, ha solo ventuno anni, e già si è vista puntare contro una pistola tantissime volte, perdendo presto l’innocenza della sua giovane età a vantaggio di un sistema criminale. Ora soffre di una forte crisi depressiva che, lentamente, insieme ad alcuni specialisti, stiamo provando a risolvere.No, Illustre Presidente, tutto questo non è la trama di un film. Potrebbe sembrarlo, ma sono solo alcune delle tristi vicissitudini che ho dovuto subire e che ancora patisco , come testimoniano le denuncie che Le allego a questa mia lettera disperata.Le guardi Presidente, le guardi. E forse potrà provare, o quantomeno immaginare il dolore patito. Un dolore che si fa ancora più forte se penso all’indifferenza e al menefreghismo di tutte quelle istituzioni che avrebbero dovuto tutelarmi, garantirmi o quantomeno ascoltarmi.Io scrivo a Lei, Signor Presidente, in quanto Capo dello Stato e in quanto garante della Costituzione e di tutti i cittadini onesti, come lo è la sottoscritta, che da sempre ha rispettato le leggi e che sempre ha creduto di vivere in uno stato civile.Ma ora, Presidente, questa fiducia mi sta mancando. E mi manca perché tutti, dal primo cittadino del mio paese, dai consiglieri ai deputati di tutti i livelli, che anche io ho eletto partecipando al voto, mi hanno abbandonata. Nessuno, escluso alcuni giornalisti che di certo non hanno un potere effettivo, mi ha e mi sta aiutando.A volte me li immagino già tutti presenti al nostro funerale, come è già successo a qualche altro collega. Penso al povero tabaccaio di S. Antimo, ucciso per poche centinaia di euro.Mi dica Lei, Signor Presidente, che cosa devo fare?Mi dia Lei un buon motivo, una buona ragione per credere ancora nello Stato, per credere che la criminalità non sia la padrona assoluta della nostra città, e che sia ancora giusto rispettare le Istituzioni.Sono una donna semplice, Presidente, e semplice è la mia famiglia. Non credo di chiedere tanto, vorremmo solo lavorare e vivere in pace. Vorrei non vivere continuamente nel terrore che qualcuno dei miei familiari possa, un giorno o l’altro, perdere il dono più bello, quello della vita, in questa piccola macelleria di Via Clanio.Confido in Lei, Signor Presidente. Confido ancora nella massima carica dello Stato.Non mi abbandoni .Non voglio più sentirmi il commerciante più rapinato d’Italia, ma cittadino libero e felice di vivere, di lavorare e di rispettare le leggi della nostra Repubblica.Con Illustre rispetto                                         

Tondi Fortuna

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Coerenza e sacrificio, ricordando Ambrosoli

Postato da: Editore il 15 January 2010

Giornata della coerenza civile - Logo

In un tempo così veloce da proiettarci nitidamente in più di un domani, la coerenza diventa uno dei valori più importanti. Significa firmare le pagine di storia, dare un senso alla stabilità. La società è masticata e inghiottita dai mutamenti politici che dettano spesso regole nuove e sconosciute, buone per smentire le promesse di qualche minuto prima.

“Liberacittadinanza” organizza ad Acireale la prima “Giornata della Coerenza Civile”, sabato 16 gennaio, per gettare luce su un valore così alto, che calato nella vita di tutti i giorni, vestitito di un importante “civile”, brilla ancora di più.

La figura scelta per il tema di questo che si spera essere il primo di una serie di anni nei quali questa giornata verrà celebrata, è l’avvocato Giorgio Ambrosoli. Liquidatore della Banca Privata Italiana, Giorgio Ambrosoli venne ucciso su mandato di Michele Sindona, padrone di quella banca e di un enorme impero finanziario internazionale fondato sulla menzogna e il malaffare: tre colpi di pistola, però, non bastarono a farlo tornare indietro, come fino ad allora la tentata corruzione e le minacce non avevano avuto esito. Sindona venne condannato (e in seguito morì avvelenato) e consegnato alla storia come uno dei maggiori criminali della storia del nostro Paese, Ambrosoli divenne simbolo di lealtà e giustizia. E della più pura coerenza.

Umberto Ambrosoli, suo figlio, racconta l’ultimo periodo di vita del padre in un libro, “Qualunque cosa succeda”, che narra di un uomo eccezionale votato a quello che in assoluto è giusto. Scriveva alla moglie, resosi conto di quanto grande fosse ciò che affrontava: “Anna carissima […] ricordi le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. […] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto”.

Uno di quei ragazzi, adesso, sarà ad Acireale per parlare di suo padre. La mattina sarà al cinema “Margherita”, alle 10:00, per incontrare i ragazzi delle scuole e nutrire la loro memoria. La sera, alle 18:30, sarà nel Salone delle Terme di Acireale, per incontrare chiunque voglia spolverare la memoria e osservare uno dei volti più significativi della coerenza.

Qualunque cosa succeda, a testa alta.

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Qui Rosarno, se questo è un uomo

Postato da: Editore il 10 January 2010

Siamo Maometto, noi, e aspettiamo che la montagna ci raggiunga. Per poi affondarla.

Il concetto enorme e terribile degli dei che si permettono di giudicare la gente sulla base dei propri natali è quanto di più mostruoso la mente umana possa partorire. Spiegarlo, in fin dei conti, non è complesso: è una storia di morti ammazzati da innumerevoli mani. Immigranti, viaggiatori della sorte che abbandonano il luogo che li ha visti nascere per evitare che li veda morire prima di quanto possa essere ragionevole. E noi, che di scappare non abbiamo bisogno perché non c’è una pallottola per aria che ci aspetta, o l’acqua che manca, o il cibo che non arriva, o un vaccino che non esiste (perché qui per un’influenza la ruota della fortuna gira e suona per le case farmaceutiche); noi che di scappare non abbiamo bisogno perché il tempo della guerra è finito, stiamo qui a “ragionare” su come respingerli, perché su questa terra non devono metter piede. 

E le donne violentate regolarmente a ogni frontiera africana, e i bambini figli loro e dei mostri che hanno picchiato le loro madri, e gli uomini con la pelle attaccata alle ossa e la carne seccatasi al sole d’africa, onesti perché non c’era da arricchirsi nelle loro terre dove vivere è l’unica ricchezza, col sogno di scappare dall’inferno sapendo bene che hanno la vita appesa al centro di una tempesta, verranno additati qui da noi al grido “tornatevene a casa vostra”, mentre diamo le spalle alla chiesa dove rifugiarci nei giorni di festa, credendo che la terra su cui poggiamo i piedi Dio l’ha concessa solo a noi il giorno che ci ha mandato qui. E guai a chi la tocca. Ma ad Agrigento quest’anno i re magi non sono arrivati

Rosarno, dove la ‘ndrangheta aveva infettato da tempo le istituzioni arrivando a essere così sfacciata da mostrarsi in Comune, è diventata l’asso di bastoni dei politici dei respingimenti. Con un ministro dell’Interno che, chiamando “Rosario” il paese che pare stargli molto a cuore, ricorda che la legge, la “Bossi-Fini”, va applicata come si applica un calcio in culo, senza fare il minimo reale accenno alla malavita che stritola queste terre, e che ha deciso quella “rivolta” al tavolo di Natale. Quella malavita alla quale, come ricorda Saviano nel video postato qui sotto, si sono ribellati davvero solo questi “ultimi” presi di mira dal fuoco amico. Quella malavita alla quale non si è fatto cenno con nessun collegamento in diretta televisiva a colazione o a pranzo quando il Comune è stato sciolto a dicembre 2008.

Perché noi siamo Maometto, e la montagna venga pure che il Mediterraneo, nostro come la terra, la inghiottirà.

E adesso parola a Sofri.

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Considerate di nuovo se questo è un uomo

Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
Che contende ai topi la sua cena,
Che ha due ciabatte di scorta,
Una domanda d’asilo,
Una laurea in ingegneria, una fotografia,
E le nasconde sotto i cartoni,
E dorme sui cartoni della Rognetta,
Sotto un tetto d’amianto,
O senza tetto,
Fa il fuoco con la monnezza,
Che se ne sta al posto suo,
In nessun posto,
E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato!”,
Certo che ha sbagliato,
L’Uomo Nero
Della miseria nera,
Del lavoro nero, e da Milano,
Per l’elemosina di un’attenuante
Scrivono grande: NEGRO,
Scartato da un caporale,
Sputato da un povero cristo locale,
Picchiato dai suoi padroni,
Braccato dai loro cani,
Che invidia i vostri cani,
Che invidia la galera
(Un buon posto per impiccarsi)
Che piscia coi cani,
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive tra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza,
E quando muore, una colletta
Dei suoi fratelli a un euro all’ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
Alla sua terra –“A quel paese!”
Meditate che questo è stato,
Che questo è ora,
Che Stato è questo,
Rileggete i vostri saggetti sul Problema
Voi che adottate a distanza
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là,
Nè bontà, roba da Caritas, nè
Brutalità, roba da affari interni,
Tiepidi, come una berretta da notte,
E distogliete gli occhi da questa
Che non è una donna
Da questo che non è un uomo
Che non ha una donna
E i figli, se ha figli, sono distanti,
E pregate di nuovo che i vostri nati
Non torcano il viso da voi.

                                              Adriano Sofri.

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Prg, regolatevi

Postato da: Editore il 6 October 2009

Parlare di territorio in questo periodo suona un po’ doveroso, un po’ ipocrita. E’ inevitabile, però, che se ne parli. Ad Aci Sant’Antonio non se ne parla da anni.

Il Piano Regolatore Generale Comunale, conosciuto come Prg, è lo strumento (redatto dal Comune) che regola l’attività edificatoria. Serve, in parole povere, per disegnare la città, il paese, per dargli dei limiti e un ordine. Quello che attualmente vige ad Aci Sant’Antonio porta la data 1991, a firma dell’onorevole Salvatore Urso, ex sindaco. Negli anni è successo un po’ di tutto, come la vergognosa spesa (200 mila euro) che un Ufficio del Piano costituito dalla giunta Pulvirenti (nel 2004) ha effettuato, col risultato di un buco nell’acqua. Oggi si prova a ricostituire quest’ufficio, ma le variabili (intese come ostacoli) sembrano essere di non facile risoluzione (il numero degli abitanti da stabilire, l’incompatibilità di alcuni consiglieri al momento del voto). In più aleggia un sospetto su un vecchio “quarto di secolo”…

Queste informazioni (le implicazioni di Urso, le spese, il declassamento del Bosco di Aci in “sciara”, lo stop di Pulvirenti) sono contenute nell’inchiesta a firma di Emilio Brucato apparsa sul “Quotidiano di Sicilia” a fine agosto. Vi invitiamo a leggerla per intero cliccando qui.

Regolatevi.

              

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Io no, non sono libero

Postato da: Editore il 1 October 2009

Sabato si protesterà a Roma perché l’Italia torni ad essere un paese libero. L’informazione italiana, infatti, a detta di chi osserva, indaga questo aspetto osservando il mondo intero, non è libera. E se non si è informati o, peggio, se circola cattiva informazione, le libertà individuali, insieme alle possibilità di vivere serenamente e costruirsi un futuro solido, vacillano pericolosamente, minacciando l’imminente crollo.

Noi non siamo ancora crollati, ma il solo fatto che per Freedom House (l’organizzazione autonoma che promuove le libertà nel mondo) siamo passati da paese “libero” a paese “parzialmente libero”, unico insieme alla Turchia nell’Europa Occidentale, sembra essere l’anticamera del baratro. Siamo quarantaquattresimi: paesi come la Slovacchia o la Repubblica Ceca sono anni luce avanti a noi.

Sabato si scenderà in piazza, con sulle spalle un fardello in più, quello dell’insulto, della derisione di chi sa di essere la causa di questo, quel presidente del Consiglio che parla di “farsa” e di “farabutti”. Farsa una manifestazione con centinaia di migliaia di partecipanti annunciati, farabutti i partecipantiChi si schiera con lui (in larga misura si tratta di gente da lui pagata, spesso profumatamente), soprattutto i giornalisti, non può ignorare di essere in fallo. Ci sono motivi pesantissimi che li fanno scivolare nel fango del torto, motivi precisi. Il primo, il più pesante e più evidente, anche per chi non esercita questo mestiere, sta nel conflitto d’interessi: detto in soldoni, chi ha un potere mediatico non può esercitare alcuna funzione politica. Peggio è se si ha un potere mediatico enorme e se la funzione politica è, a conti fatti, la più alta sulla piazza. Gli altri motivi risiedono nelle pieghe del Codice deontologico dei giornalisti (nato per mano degli stessi giornalisti a seguito di “mani pulite”, proprio per difendere la libertà di stampa), o nelle leggi sulla stampa o, prima ancora, nella Costituzione. Da nessuna parte sta scritto che è vietato appoggiare il Presidente del Consiglio, ma si trova scritto che il compito dei giornalisti è informare, dare le informazioni con “accuratezza”, si parla a vario titolo di imparizalità. Nel mondo in tanti hanno pagato con la vita il diritto alla verità,  al fatto che la verità venga diffusa, e che si faccia con equità.

Filippo Facci, giornalista ostile a molti che si schierano contro il Presidente del Consiglio, giorni fa ha dichiarato che “di sicuro Berlusconi ha deciso che ‘Il Giornale’ dovesse usare degli strumenti analoghi a quelli relativi alla campagna che contro Berlusconi viene fatta da parecchio tempo”. Questo, di fatto, limita la lbertà di stampa. Berlusconi dirige il Governo, Berlusconi dirige ‘Il Giornale”, ergo il Governo ha un organo di informazione che si spaccia per analogo agli atri, ma che, avendo l’appoggio del Governo, domina gli altri. In realtà il potere di Berlusconi è molto più ampio: dagli anni del cosiddetto “far west dell’etere” riuscì ad avere, con l’appoggio di Craxi, un indiscusso dominio sui privati, arrivando a stare quasi sullo stesso piano della Rai. Stessa cosa fece per i giornali, col caso “Mondadori”, e solo per un soffio si riuscì a togliere dalle sue mani anche ‘La Repubblica’. Oggi, da presidente del Consiglio, riesce a dirigere la Rai, con un Consiglio d’Amministrazione in mano al Governo, con nomine fatte su misura: la direzione di Augusto Minzolini (Tg1) è stata aspramente criticata persino dai vertici dell’Ordine dei Giornalisti. Lo stesso Ordine sarà in piazza il 3 ottobre con il suo Consiglio Nazionale, proprio per protestare contro tutto ciò.

Non esistono censure di stampo fascista, è vero, perché sarebbe impensabile: esistono censure molto meno evidenti e più taglienti, come i colletti bianchi della mafia. I tagli, le minacce velate, i non detti, le mancate risposte, il ricorso al termine “bugie” e “spazzatura”.

CITTATTIVA sarà a Roma il 3 ottobre.

Censura

17 Commenti

Basole, cocole e tacchi rotti

Postato da: Editore il 27 July 2009

In quanti posti del pianeta accade che un passante sia costretto a chiamare le forze dell’ordine per richiamare alla correttezza chi sta materialmente lavorando a un’opera pubblica? Un passante, che neanche sotto l’ultimo dei suoi pensieri di quel giorno poteva immaginare di dover compiere giocoforza una simile azione…

E’ una storia che accade ad Aci Sant’Antonio. Magari accadrà anche in altri posti, e forse in forme peggiori, ma il punto è che non può, non deve accadere. Non può accadere che i lavori pubblici vengano gestiti e portati avanti MALE.

Adesso che li vediamo compiersi pubblichiamo il commento del Coordinatore di CITTATTIVA e del Capogruppo PD-CITTATTIVA al Consiglio Comunale

____________________________

Abbiamo atteso per commentare i lavori di rifacimento della piazza, finanziati con un mutuo pagato dai Cittadini, al fine di non prestare il fianco ad accuse di facili strumentalizzazioni. Adesso che i lavori si avviano alla conclusione possiamo permetterci di rappresentare le nostre forti perplessità avendo anche raccolto le impressioni dei cittadini che, in fin dei conti, sono gli utenti finali di ogni opera pubblica. 

Questi lavori sono stati costosi, inutili e dannosi. Il pavimento risulta sconnesso ed è difficile percorrerlo, le lastre scalpellate hanno spessori diseguali e questo impedisce di camminare spediti mantenendosi in equilibrio; inoltre in caso di cadute la “rugosità” delle lastre può avere effetti drammatici sul malcapitato/a che rovina per terra. 

Questi “maestri del basalto” forse non hanno mai scalpellato una lastra, e il cemento usato per unire le lastre ci sembra eccessivo e antiestetico. Le “cocole”, che dicono vengano dalla Toscana (ma forse alla Praiola se ne trovano di migliori) usate per adornare alcuni lembi della Piazza, sono troppo distanti l’una dalle altre e rischiano di far rompere i tacchi alle signore. Inoltre sono state collocate senza alcun gusto estetico, senza la ricerca di un semplice disegno. 

La superficialità con la quale sono stati eseguiti questi lavori, che presupporrebbero una grande preparazione artigianale di chi opera ma anche la perizia di chi controlla, non è ammessa neanche nella costruzione di un campo di calcio in terra battuta, figuriamoci nel salotto buono di un Comune importante come il nostro. Infine, i lavori si sono protratti chiudendo via Spirito Santo senza avvisare i commercianti della zona, e non si sono trovati i soldi per approntare una scivola per l’accesso al sacrato dei disabili, come era stato chiesto da più parti. 

Ma questi soldi, miracolosamente, escono fuori per la variante di progetto di estensione della piazza e per il bassorilievo da mettere al centro. 

Complimenti Signor Sindaco, un capolavoro!! 

Caruso Santo (capogruppo PD - CittAttiva)
Giuseppe Rocca (Coordinatore di CittAttiva)

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